Memorie di un cedro, magia e altre sciocchezze

scritto da ANDREA OCCHI
Scritto 4 giorni fa • Pubblicato 3 giorni fa • Revisionato 24 ore fa
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Autore del testo ANDREA OCCHI

Testo: Memorie di un cedro, magia e altre sciocchezze
di ANDREA OCCHI

Ricordo come fosse ieri il giorno di Santo Stefano del 1999. Una bufera di vento si insinuò tra i miei rami con tale violenza da farmi capovolgere a radici all'aria. Proprio Me, me che ero lì in quel parco da almeno un secolo. Me che ombreggiavo una panchina di legno e ferro battuto. Me che protessi nidi. Me che sostenni il peso di corpi appesi per sfuggire alle ansie della cupidigia ovvero di Cupido. Me che sul fusto porto inciso il cuore che mani innamorate tracciarono con lacrime agli occhi. Me, l'imperatore del Libano trapiantato in terra straniera. E poi, una volta orizzontale fu lo scempio. Strumenti di tortura mi sembrarono. Da trenta metri di profumato legno derivarono trenta cilindri plasmati in figure dalle fattezze ridicole prive di nobiltà e raffinatezza. 
Ora io vi sto raccontando ciò che mi accadde dopo e ciò che è ora. 
Ero nell'angolo del giardino ove una rosa del paradiso sì avvinghiava al muro di cinta. Una targa contornata dai fiori, la potevo scorgere di sbieco, recitava:
"Mignonne, allons voir si la rose 
Qui ce matin avoit desclose
Sa robe de pourpre au Soleil,
A point perdu ceste vesprée
Les plis de sa robe pourprée,
Et son teint au vostre pareil. PdR".
Il mio animo sensibile e colto ne apprezzò il romanticismo. 
Di fronte a me, nella nicchia tra i rami di una giunonica magnolia, una panchina verde ospitava l'ozio di un massiccio gatto rosso. Più che massiccio era proprio grasso. Sollevò le palpebre e mi fissò tra le lunghe vibrisse. "Ecco", pensai, "ora verrà ad informarsi. Spero che sia educato". Con un balzo atletico fu sul prato. Ciondolante e dinoccolato si avvicinò. "Buon pomeriggio, io sono Gastone, il gatto ovviamente, con chi ho l'onore?" 
"Buon pomeriggio, io sono...il Cedro...sono appena arrivato e deposto qui in questo bel giardino proprio poco fa. Lei, Gatto, stava...riposando".
Gli occhi verdi si spalancarono e mi osservarono con stupore. "Mi perdoni, ma lei ha i tratti di una formica con il casco. Una formica muscolosa con sul petto una cicatrice  cuoriforme... più che albero imperiale e libanese pare un giocattolo per fanciulli ovvero arredo inutile come gli gnomi dai grandi cappelli". 
Il Gatto iniziava a starmi sulle radici. 
"Questa sera, avvenuto il tramonto, la Civetta verrà a presentarsi. È la regina del giardino. Piccola, ma tosta. Sa come si governa, anche se vive di notte e il giorno si riposa". Continuò il Gatto e salutatomi con un gesto sinuoso della coda ritornò ad oziare.
Ora il mio pensiero era concentrato sulla Civetta. Certo un animale sacro ad Athena non potrà che essere saggio...anche se... può aver carattere pure funesto. L'ottimismo era il principe tra i sentimenti.
Iniziarono a cantare i grilli. Piccole luci sopra e tra i fili d'erba illuminavano l'imbrunire che avanzava. Un frullo d'ali. Con andatura buffa la Civetta si pose davanti a me. 
Il Gatto non aveva esagerato. Piglio sicuro, raffinato con venature aggressive. Degna di una dea. 
Le raccontai la mia storia. Di come e perché avessi le fattezze di una formica atomica, Atom Ant, un personaggio di fantasia e di come e perché vi fosse un cuore sul petto invece della prima lettera dell'alfabeto. Io che ero stato mente e anima di un regale albero ora ero racchiuso in buffe e squallide forme.
Il cuore, le spiegai, che mani delicate lo disegnarono. Mani delicate e occhi piangenti. Io percepii il dolore e l'amore. Mani e occhi che conoscevo, perché spesso sfogliavano e leggevano alla mia ombra. Mani e occhi di cui mi ero innamorato. E che quel dannato vento da essi mi aveva separato e che quel dannato scultore ad essi mi aveva deturpato da rendermi irriconoscibile. 
La Civetta volse il capo a destra, poi a sinistra. Agitò le ali. Emise un suono stridulo e le luci intermittenti dal prato mi ricoprirono interamente. 
"Hai un giorno solo. Un solo giorno per amare. Come la rosa su quel muro. Le lucciole ti doneranno la vita. Umana per un solo giorno sarai lignea formica. Le rose del paradiso sono magia, bellezza e passione fugace. Domani, all'imbrunire sarai di nuovo qui. Tra i fili d'erba di questo giardino. Ove il tempo non muta. Ove l'amore non muta. Ove amerai per sempre ogni giorno con emozioni diverse, come le sfumature sui petali di quei fiori che cingono la targa sul muro dietro di te".
Ora sono qui ad osservare quell'ozioso Gatto che ingrassa ogni giorno di più. 
E ad amarti ogni giorno di più.



Memorie di un cedro, magia e altre sciocchezze testo di ANDREA OCCHI
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